sabato 21 luglio 2018

Consiglio Superiore della Magistratura #tuttimaschi: lettera al presidente Mattarella

Dopo una lunghissima storia di esclusioni basate sulle motivazioni più risibili, dal 1996 le donne hanno cominciato a crescere costantemente in Magistratura, sbaragliando i colleghi maschi nei concorsi, fino a raggiungere una maggioranza più o meno stabile (che nel 2013 è giunta addirittura al 63%!). Questo nonostante ostacoli quali molestie e intimidazioni (e contro le concorsiste addirittura da parte delle stesse forze dell’ordine), che sono vere proprie violenze, mai registrate nei confronti degli uomini.
E benché siano in altissima presenza numerica, ai vertici le donne non hanno mai attinto nemmeno al 20%; la loro esclusione dal Consiglio Superiore della Magistratura è ancora più eclatante: le presenze femminili oscillavano dal 4% all’8%, e poi dall'8 al 16% (arrivando a quattro). Quest'anno il segnale di regresso non giunge tanto dal numero complessivo delle donne elette (che restano la solita minoranza), ma dal preciso segnale politico inviato dall'attuale aula parlamentare, in cui pure le donne numericamente non mancano; ma a quanto pare non vi ha voce nessuna spinta paritaria. il lumicino delle battaglie per la parità si è spento: a proposito di cambiamento potremo vantare anche questo traguardo. Fra gli eletti dai parlamentari per il CSM si contano  zero donne, è #tuttimaschi.  
Eppure i dati (facciamo qui riferimento a quelli disponibili dal 2007 al 2013) dicono che le donne sotto procedimento disciplinare sono di gran lunga meno degli uomini (30% contro il primato maschile del 70%). Anche sui tempi di deposito delle sentenze le magistrate sono in netto vantaggio sui colleghi maschi, in quanto i loro ritardi sono di molto inferiori. Di molto inferiore, rispetto ai maschi, è infine anche il numero di magistrate con incarichi universitari incompatibili con la mole di lavoro che devono già svolgere; e che come tali andrebbero banditi. 
D’altro lato si devono proprio alle donne diverse sentenze che costituiscono un progresso nei diritti per tutti; elemento che, anziché essere loro riconosciuto come positivo, è (ovviamente) fra le prime ragioni della loro esclusione
Vi ricordate di Gabriella Luccioli? Magistrata di prim’ordine, dall'indiscusso profilo professionale, anche superiore ai concorrenti maschi, in Cassazione dal 1988 e candidata nel 2013 alla carica di Primo Presidente di Cassazione, aveva tutti i titoli per essere eletta e per rompere la paradossale regola dei soli maschi dove si decide. 
Ma le fu fatale (questa fu precisamente la motivazione!) proprio l’aver sancito il progresso di diritti che danno fastidio alle forze più retrive: dalla sentenza Englaro  a quella che apri alle adozione da parte di coppie gay, a quella in difesa dei bambini contesi
L’assenza di meccanismi che mettano fine a questi soprusi viola gli art. 3 e 51 della Costituzione; e i diritti delle donne (e non parliamo di quelli dei bambini), sono quelli della maggioranza della popolazione, come possono venire rispettati se ai vertici il criterio di giudizio è solo maschile?
Il CSM è l’organo di auto-governo che decide su nomine dei giudici, promozioni, trasferimenti, sanzioni; un punto nevralgico da cui le donne si vedono, oggi, ancora più espulse. Per questo la lettera di ADMI al Presidente della Repubblica giunge quanto mai opportuna, e invitiamo tutte le donne a sostenerla e a darle la massima diffusione.






Come giustamente scrive oggi Antonio Rotelli per il Manifesto: 
chi sceglie i magistrati a cui affidare gli incarichi direttivi? Il Consiglio superiore della magistratura! Non mi pare possa negarsi che la composizione di genere abbia un impatto a mio avviso determinante su queste scelte. È la storia del potere (maschile) che tende a conservarsi e rigenerarsi. La stessa cosa vale per gli uffici a giurisdizione o di competenza nazionale, dove le donne sono solo il 33% (tutti i dati dell'Ufficio statistico del Csm aggiornati a luglio del 2017). 

Il Parlamento aveva il dovere di scegliere alcune tra le tantissime professioniste che hanno i requisiti per diventare componenti del Csm. 
Anche in questo caso, i numeri fanno la differenza: le avvocate italiane, anche se di poco, sono più numerose dei colleghi maschi, mentre nel mondo accademico sono donne il 52% dei dottori di ricerca, il 48% dei ricercatori, il 37% dei professori associati, il 22% degli ordinari (dati al 31 dicembre 2016). Il basso numero delle ordinarie è l'emblema del potere maschile, che nelle università si conserva con grande maestria. 
Ma proprio per questo, in quel 22% andavano scelte quelle giuriste - e ce ne sono tante - che molto lustro avrebbero potuto dare al Csm. 

Eppure. Il Parlamento sotto questo governo del cambiamento ha cambiato: in peggio.



sabato 7 luglio 2018

Pisa: la cultura a uno stalker? lo stalker alla cultura? la cultura dello stalking? Basta, non scherziamo per favore

Il condannato per stalking Andrea Buscemi come assessore alla cultura? NO. 
Vogliamo le dimissioni. Firmiamo e chiediamo di firmare questa petizione per chiedere le dimissioni.


Ma in base a quale criterio può essere stato scelto, e quale “cultura” potrà incoraggiare o far fiorire un uomo riconosciuto colpevole del reato di stalking? La sentenza riporta i fatti che hanno portato alla condanna definitiva: un quadro di violenze protratte per oltre 15 anni, fisiche e morali, contro più vittime; pedinamenti, continue telefonate, ricatti, minacce e pressioni, dimostrate con abbondanza di prove testimoniali e documentali. Contro più di una donna e contro i testimoni, tanto che a carico del condannato sono state emesse anche misure cautelari di divieto di avvicinamento: “l’imputato nel corso del procedimento penale si è reso responsabile di condotte di minaccia ai danni di due testi per indurle a non testimoniare, a seguito delle quali il giudice per le indagini preliminari ha emesso un divieto di avvicinamento alle predette testi in relazione ai reati di cui agli articoli 377 e 610 del codice penale” (testuale dalla sentenza d'appello).
Davvero un simile personaggio, dal 2009 oggetto di denunce da cui si è difeso solo con menzogne, cercando di trascinare le vittime in un fango ancora più profondo, può pensare di cavarsela gridando alla persecuzione politica? millantando stupidaggini tipo : stiamo lavorando per il bene della città ed è normale che accadano cose come questa, accuse strumentali quando inizi a toccare certi interessi??
Davvero Michele Conti, l'attuale Sindaco leghista, vuole affidare l’Assessorato alla Cultura di Pisa a un personaggio simile? affidare a uno stalker condannato la cultura di una città prestigiosa, che dalla storia remota ha sempre avuto (e ha tuttora) visibilità e respiro internazionale? 
Non possiamo crederci; ma, soprattutto, non crediamo davvero che i cittadini e le cittadine di Pisa (per oltre la metà donne) possano accettare dei pregiudicati per atti odiosi in qualunque ruolo istituzionale.
Certo nessuna di noi, donne che conosciamo l'impatto e le conseguenze di certi reati, può. Quindi diciamo NO. Chiediamo le dimissioni.

sabato 30 giugno 2018

Di chi è il mio corpo? Altradimora. Officina dei Saperi Femministi.

di Simonetta Ottone • Mai nome fu più azzeccato per descrivere questo luogo che ha dato vita a “Salute, Medicina, Benessere, Cura tra autodeterminazione, diritti e doveri”, Seminario svoltosi a Altradimora, Caranzano, dal 22 al 24 Giugno.

Monica Lanfranco, Creatrice e Custode di questa dimora davvero altra, dopo averci accolto con una cena a base di verdure e  dolcezza, è arrivata dritta al punto: Il corpo indocile, omaggio video a questi 10 anni al servizio delle donne, per e con le donne. E qualche uomo, deliziato e coccolato, circondato da un crogiuolo di talenti e personalità femminili che danno vita a pensieri, azioni, emozioni, programmi così originali e coraggiosi, che diventa impossibile capire perché la dirigenza del paese Italia si ostini ancora a fare a meno della presenza pubblica di queste intelligenze calde e competenti. Le immagini della morte di Welby si incrociano con quelle sulla nascita dolce di alcuni bambini in acqua, di intere famiglie in piscina accanto alla madre, di fratellini che prendono appena uscite dal ventre le sorelline e le portano in superficie; vita e morte, nascere, morire e forse rinascere ancora attraverso la dignità: siamo tutte lì, in silenzio, inondate dall’emozione,  a sentirci finalmente nel posto giusto, alleviando quel senso di perdita e di isolamento che, altrove, questi 10 anni hanno portato con sé.
Anni in cui, tra le altre cose non proprio banali, non c’è più neanche la certezza sul senso proprietario del proprio corpo, delegato per cause di forza sempre maggiori di noi stesse, il medico, la famiglia, la performance, le relazioni.
Monica continua la sua presentazione: “il corpo pensante oggi è a rischio, non è chiaro come lascìto generazionale. Il conflitto che io porto chiaramente permette di costruire una visione, migliore della mia e della tua. Il concetto di Libertà non esiste se non insieme a quello di Responsabilità, lo scorporo di queste due cose così intimamente collegate, leva quel polmone politico tanto necessario. Oggi la tecnologia potenzia l’individualità al di fuori della massa: non ci sono più popoli, branchi, c’è solo uno sciame virtuale, nuova forma di umanità – disumana cui stiamo andando incontro”.
Erminia Emprim, ex deputata, parla del rapporto tra donne, medicina e salute mentale, sottolineando che la presenza maschile, tuttora, nella dirigenza sanitaria, ostacola il tentativo delle donne di modificare le istituzioni esistenti, contribuendo a rinnovarle di senso. Ma la soggettività critica delle donne disturba, minaccia l’onnipotenza delle istituzioni concepite dal patriarcato e ne decreta la loro incolmabile lontananza dalla vita delle persone e dal loro bisogno di sentirsi accolte.
Riposizionarci dentro le istituzioni già in essere è quanto mai urgente oggi; riflettere sul rapporto donna e legge, riattualizzare quel dibattito tra il Corpo e la Legge.
Monica riporta l’intento di questo nostro incontro: riportare il Corpo nella Politica.
Laura Cima (ex deputata e Presidente Gruppo Parlamentare Verde) tira le somme e afferma che l’ecofemminismo ha vinto, perché mette al centro gli ecosistemi, la sostenibilità, il collettivo, la dignità.
Dice anche che le ultime generazioni, che sembrano indifferenti a un impegno civico e collettivo, sono uscite da donne (le madri) e sono state messe nelle mani di altre donne (le insegnanti) e che qualcosa di importante non ha funzionato, siamo state sconfitte in questo.

Di quale politica c’è bisogno? Rossana Becarelli, antropologa e dirigente sanitaria, ci pone questa domanda e ci porta nell’archetipo della donna esistente, nell’archeoantropologia che afferma il corpo della donna come mitico, che dispensa nella sua potenza nascita e morte, che ha nelle sue mani tutti i miti di fecondazione, la ciclicità della vita e della morte; e il piacere sessuale: luogo di esplorazione tra l’infinitamente basso e l’infinitamente alto. E parla di società matriarcali che non hanno lo stesso potere distruttivo del patriarcato: il valore generativo delle donne viene ad essere soggiogato dal potere maschile che mira al controllo del piacere sessuale, e lo porta all’atto violento per de-radicare un intero genere e i suoi antichi poteri tradizionali (farmacopea). Nella medicina moderna siamo tornati a collegare la cura con l’Arte, l’unica che distoglie dal funzionalismo che caratterizza la medicina, che risponde a livello intracellulare biologico di esseri viventi, che tutti rispondono allo stimolo ritmico – armonico.
Grazia Francescato (ex deputata, Presidente WWF Italia, leader dei Verdi) dichiara che il corpo che le sta più a cuore è quello di madre terra. Auspica una sapienza profonda degli archetipi, che possono aiutarci a rispondere ai segni malati del potere, con il potere dei segni.
Non stiamo vivendo un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca. Svariati i fattori da tenere presenti, primo tra tutti la complessità.
L’ecologia insegna che ogni cosa è collegata all’altra; la velocità, mai conosciuta prima ai livelli attuali, fa diventare tutto vecchio subito, si dimentica, è arduo costruire un progetto politico, investire su polis. Va curata una visione del mondo: laddove non c’è più corpo intermedio (sindacati, partiti…), si assiste alla fine della leadership ufficiale, perché nessuno sa più “guidare verso”.
Un’epoca che finisce richiede di trovare nuovi strumenti, per contenere l’involuzione (come il ritorno in politica e non solo del maschio alfa). I problemi sono diventati ingovernabili e sconosciuti, e la fine della leadership fa sì che siamo chiamati noi a diventare leader, facendo opposizione all’ipersemplificazione e alla rimozione tanto adottate da una classe dirigente  vecchia.
Il XXI secolo sarà femminile o non sarà.

Nella conversione ecologica e sociale la Dea Cura, considerata Dea minore, sarà colei che alimenterà nuove forme di vita, manutenzioni possibili e semplici, laddove la semplicità è il punto di arrivo della perfezione. Più veloce del degrado della natura è il degrado dell’essere umano: la Dea Cura sarà colei che ci porterà ad una presa di responsabilità individuale e collettiva, con cervello, ma anche amore.
La grande truffa è stata quella di aver convinto la gente dell’ onnipotenza dell’individuo, che è una falsa onnipotenza: deve prevalere la costruzione del noi.
Tiziana Contadini riporta la sua esperienza di accompagnamento al fine vita attraverso interventi bio – naturali, pieni di generosità.
In questi giorni abbiamo potuto ascoltare la bellissima chitarra di Sara Palmisano e le parole di Valentina Cavanna, dal suo libro Petra Kelly, ripensare l'ecopacifismo, sulla figura di questa straordinaria donna e politica.
Il monologo sull'inadeguatezza, presentato da Simonetta Pozzi è stato un piacevole e riuscito momento di teatro, condensato di spunti e stimoli aperti.
La performance ginnica di Barbara Zanoni è stata d’effetto, e soprattutto il suo racconto Custode della nascita, una figura non sanitaria che sta accanto alle madri prima, durante e dopo il parto.

E se è vero che la parola è fortemente patriarcale, momenti a me molto graditi sono stati quelli con Carmen Trizio e la bioenergetica: muovermi mi aiuta a digerire meglio tutte queste riflessioni verbali, che a loro volta si ritrasformano in me in movimento, danza e parole da condividere con gli altri.
Altradimora è un luogo dove voglio tornare.


venerdì 1 giugno 2018

Le Ragazze di Via delle Sorgenti siamo Noi. Continuiamo.

di Simonetta Ottone • Ricevo e diffondo: Sono due anni che andiamo a parlare ovunque di loro, di quelle ragazze. Siamo molto stanche di vedere ogni giorno quelle donne nigeriane sui bordi delle nostre strade, al caldo, al freddo, con visi assenti, in piedi o sedute su sedie bianche di plastica. 

Alcune di loro sono giovanissime, e spesso sono le stesse, nei soliti punti di Via delle Sorgenti.
Nonostante l’ordinanza emessa dal Comune di Collesalvetti a Ottobre 2017 e conclusasi a Febbraio 2018, le ragazze c’erano comunque in strada. In numero ridotto, però. E numerose (mai troppe!) sanzioni sono state fatte ai clienti finanziatori della loro mercificazione.
Abbiamo pensato che è giusto continuare a lavorare con le istituzioni per stimolare azioni sempre più forti e vigorose nel contrastare tutto questo.
Ringraziamo il Comune, i Carabinieri e la Polizia Municipale di Collesalvetti, e la Prefettura di Livorno, auspicandone una partecipazione ancora più incisiva. Perché il fenomeno è più vasto di ciò che vediamo, e le zone che interessano la Città di Livorno e la zona di Collesalvetti non sono un “problema secondario”, tutt’altro.
Ci sono cittadini che abitano lungo Via delle Sorgenti che non possono usufruire dei mezzi pubblici, alle fermate ci sono le ragazze che spesso mercanteggiano con i clienti, tutti uomini e italiani, anzi della zona limitrofa di Livorno e Pisa, pare.
Ci sono poi cittadini che hanno anche violazioni continue della loro proprietà privata, hanno la prostituzione nel proprio giardino, e il problema non è solo privato, tutt’altro.
Innumerevoli denunce sono state fatte.
Infine ci siamo tutti noi e i nostri figli che assistono a questo spettacolo feroce ogni giorno, semplicemente andando a scuola. Assistere a un fenomeno quotidiano e organizzato di schiavitù a cielo aperto, a un sistema prostituente, violento e reiterato, è un reato per noi cittadini e per i minori, è una violenza assistita.
Insieme alle Istituzioni, convinte che il problema non sia solo di natura securitaria, ma sociale e culturale, ci stiamo impegnando  a coinvolgere realtà che si occupino di azioni anti – tratta, così da supportare le ragazze e favorirne l’uscita.
Siamo liete quindi di annunciare che l’ordinanza è stata  rinnovata, a partire dal 1 Giugno fino al 30 Settembre 2018, e che vede un ampliamento delle zone interessate dall’applicazione del provvedimento. 
One Billion Rising Livorno • Cittadin* di Collesalvetti
#LERAGAZZEDIVIADELLESORGENTISIAMONOI
lesalvetti segnalando movimenti su Via delle Sorgenti da parte di clienti e favoreggiatori.
Sono state sporte denunce da parte in particolare di una cittadina nostra sostenitrice per violazione proprietà privata, visto che aveva la prostituzione e le auto clienti in sua proprietà.
È stata fondamentale la sua azione e collaborazione.
Grazie al Consiglio di Frazione di Nugola e a tutti i cittadini che hanno firmato e ci hanno sostenuto, il Comune di Collesalvetti ha finalmente firmato l'ordinanza n.19 2017 che permette alle forze dell'ordine di agire contro clienti e favoreggiatori.
Qualcuno dice che le ragazze saranno messe da un'altra parte. Certo, può essere.
Ma se anche in quel territorio le parti sociali collaboreranno, non sarà così facile schiavizzarle a cielo aperto e i presidi favoriranno la loro emersione.

venerdì 13 aprile 2018

Casa Julka, Casa delle Donne

di Simonetta OttoneCasa Julka è la casa che tutti desideriamo, piena di silenzio, calore e intimità, piena di luce, di atti di cura e presenza.

A Casa Julka si incontrano persone con cui ascoltare, guardare e creare cose belle; un luogo dove sarà possibile coltivare una comunità che colleghi gli uni alle altre, con i loro progetti, dal vivo e in tempo reale. 

Il primo appuntamento di Casa Julka (Domenica 29 Aprile ore 18), è Julka, Narrazione per Corpo e Parola di e con Simonetta Ottone.
Il lavoro viene presentato a Livorno in occasione dell’81° anniversario della morte di Antonio Gramsci: la città di Livorno appare spesso nei carteggi di quest’uomo e di questa donna, Julka Schucht, che la storia ci consegna come la compagna (o forse moglie) russa del grande protagonista; completamente taciuta dalla ricostruzione storica italiana, la sua vita e le innumerevoli lettere inviate all’intellettuale durante la sua detenzione. 
L'iniziativa verrà introdotta da Anna Maria Bernieri, ricercatrice storica di Memoria dell'operato femminile, autrice di "Le Madri costituenti - Storia di una speranza incompiuta", sua ultima pubblicazione.

Il 4 Maggio lo spettacolo sarà presentato a Spazio Dodo a Colle Val d’Elsa (SI).

Il secondo appuntamento è “Il Senso del Peso”, Workshop di DanzaMovimentoTerapia e Sistema Laban Bartenieff (con L. Rapisarda e S.Ottone, riconosciuto come Formazione Permanente APID) e rivolto a tutti.
Per l’occasione, apriremo alla città il racconto di Ingmard Bartenieff, figura di donna importante nell’ambito della Danza, della Terapia e della Medicina.
A chiusura del mese che celebra La giornata mondiale della Danza (29 Aprile, Conseil International de la Danse UNESCO), ci piace ricordare quanto la Danza sia stata, nella storia del novecento, un modo di riconoscere la centralità della donna nel mondo dell’arte e della cultura.
Tuttora, nel mondo della danza in tutte le declinazioni, lavorano e creano tantissime donne. 
La storia di Ingmard Bartenieff è emblematica, in proposito.
Danzatrice, coreografa, fisioterapista, danza terapeuta di nazionalità tedesca, studiò con Rudolf Laban, di cui proseguì l’approfondimento e estensione del metodo, fino a crearne uno sviluppo raccolto nel sistema denominato Bartenieff Fundamentals.  

Lorella Rapisarda, presente in quei giorni a Livorno al Centro Studi DanzArte  (LINK), grazie al suo periodo di studio presso il LABAN INSTITUT DI NEW YORK e alla sua attività di divulgazione del Sistema Laban/Bartenieff, ci parlerà di lei, e del suo incessante lavoro di approfondimento, applicazione, ricerca del Movimento, nonostante il suo nome e la sua opera fossero stati più o meno deliberatamente oscurati dalla figura di Rudolf Laban. 
Una serata dedicata alla storia della danza, ben incastonata nella rivoluzione operata dall’arte moderna nel Novecento. 

Il terzo appuntamento sarà il primo incontro a Casa Julka del Gruppo Rete di donne per il lavoro 
Venerdì 18 Maggio alle 11, si parlerà del lavoro che vorrei fare, delle passioni, attitudini, possibilità che sento di avere.
Si parlerà di come preparare un colloquio di lavoro, come presentare un Curriculum, avremo informazioni sul Diritto del Lavoro, su come consultare offerte di lavoro, con possibilità di effettuare una valutazione personalizzata delle competenze attitudinali e la predisposizione di un piano di carriera. 
L’incontro sarà tenuto da Simona Volpi: Consulente Risorse Umane, Docente Formatrice Diritto del Lavoro e Orientamento al Lavoro. 

Riprendendo le parole di Simone de Beauvoir: E’ per mezzo del lavoro che la donna ha in gran parte superato la distanza che la separava dall’uomo; e soltanto il lavoro può garantirle una libertà concreta (…) il sistema fondato sulla sua dipendenza crolla; tra lei e l’universo non c’è più bisogno di un uomo mediatore.” 

Ci vediamo a Casa Julka, Via Ricasoli 103, Livorno 

Casa Julka, Casa delle Donne 

Che le porte si aprano…

Casa Julka è un progetto di Associazione Compagnia DanzArte

sabato 10 marzo 2018

Il Teatro e la gioia dei corpi. Intervista a Cathy Marchand

di Simonetta Ottone • Autunno 2017. Incontro Cathy Marchand a Livorno, in un periodo di lavoro al Centro Artistico Il Grattacielo. La guardo in “Personnages… in cerca di autore”, con tema musicale scritto da Franco Battiato.

Una donna minuta, che neanche in scena nasconde la sua umana fragilità, ma che parla un linguaggio, che è il linguaggio stesso del periodo culturale in cui ti sei formata. E’ un ritorno a quel luogo, un riconoscersi ora, come allora. Due grandi occhi, espressivi o severi, aperti su ciò che c’è intorno. Parla un po’ francese, un po’ italiano Cathy Marchand, componente di punta della storica Compagnia Living Theatre.
I Living Theatre e la rivoluzione del teatro. Per me è un sogno venirne in contatto dal vivo!
Iniziamo a parlare. Con lei non ti prepari domande, vuoi arrivare dritta al punto.

Cathy, che pensi di questi giorni, di questo periodo storico?
Che dire, speravo tanto non finesse così. La nostra società non è più liquida; è diventata gas. L’umano è un qualcosa da stigmatizzare, deve esser inquadrato.  E’ un disastro. E in Italia viviamo   tutto questo in modo drammatico.
Sono francese, ho vissuto a Parigi, in USA con I LIVING, ho girato molto. Ora abito in Toscana. In Italia c’è stata una rivoluzione in questi trenta anni in cui ha dominato un signore con un conflitto d’interessi inimmaginabile in Europa. La TV in questo paese ha contribuito ad alfabetizzare, a condividere la lingua italiana in ogni regione. La televisione in Italia è considerate importante, un maestro che ti ha insegnato a parlare. La televisione in Italia tuttora ha un potere immenso, neanche in USA ha un potere così. Dagli anni ’80 questo signore ha agito in maniera indisturbata per attuare una rivoluzione del costume, per far perdere il pensiero, perché questo non deve essere pesante, lento, profondo, deve essere veloce, farci ridere, non farci pensare. Le donne sono quelle che pagano di più: sono tornate indietro di almeno 30 anni! 
Il teatro in tutto questo diventa per forza obsoleto, lo spettatore è abituato a vedere i realities”.

E’ vero, penso io: inizialmente, sembra che le persone abbiano resistenze ad accettare la profondità. Nessuno sembra voler capire davvero più niente. Continuiamo a parlare, io e Cathy:
Le nuove generazioni non sanno neanche concepire una ribellione strutturale. Non sanno a cosa rivoltarsi, sono nati in questa era e non ci sono figure di riferimento credibili. O non le percepiscono come tali.
Noi sapevamo di voler andare contro i padri, questo facevano i ventenni degli anni ’60. Facevamo Teatro Politico per cambiare il mondo. Mi sembra di parlare di ciò che succedeva nel paleolitico! Mi sento inadeguata.” E continua Cathy: 
i giovani sembra non abbiano più curiosità, vanno su google, non hanno voglia di sapere di più: la TV e la sua cultura li ha addestrati alla passività. Orwell nel 1984 parlava di manipolazioni delle nostre menti. Chi è nato nel 1945 è cresciuto nel dopoguerra, siamo stati ammazzati dalla ribellione, da droghe pesanti, vivevamo nella tensione della guerra fredda, ma ci rimaneva la gioia di provare a cambiare lo stato di cose. I giovani no, sono già vecchi”.

E poi parliamo della vocazione del teatro, di Artaud del “Teatro della Crudeltà”, del Teatro e il suo doppio”. 
Della sacralità del ruolo di attore, di un mestiere che diventa urgenza. Del teatro come Rituale Collettivo.
Del Teatro come  Gioia dei Corpi. 
Della Gioia. 
Del rifiuto della finzione del palcoscenico, dell’eliminazione del confine tra Arte e Vita, tra attori e pubblico.
Della Beat Generation. Dell’esperienza preziosa in Italia di Carmelo Bene, Leo De Bernardinis, Raffaello Sanzio, Pasolini.
Di essere veggenti.

Come lo vedi il futuro del teatro, Cathy?
Cosa possiamo fare? Le donne e le diversità vanno indietro, i cinema storici di una capitale come Roma diventano Slot machine, la gente non legge.
Tra tanta mediocrità nel sistema, In Italia ci sono comunque delle eccellenze, delle menti magnifiche.
L’Italia è magna, in questo.
L’umano cambia, la gente è stufa della mediocrità, si scontra con crisi economica, senza punti di riferimento. In Francia dopo gli attacchi terroristici, la gente ha risposto attraverso la voglia di Cultura, alimentando la vita culturale. Parigi ha risposto subito.
Credo che noi che facciamo Teatro dobbiamo resistere: anche una sola parola è già importante. Bisogna crederci, credere alla nostra vita. Formare davvero i giovani, senza scorciatoie o facili illusioni. 
Grotowskj diceva che la famiglia del Teatro è insieme.
E Eugenio Barba: unire nella diversità.


giovedì 22 febbraio 2018

Sulla PAS, presunta sindrome da alienazione parentale: una conferenza stampa a Lucca

Com'è possibile che una presunta sindrome non riconosciuta dalla comunità scientifica trovi spazi di affermazione nei tribunali italiani, con pericolose conseguenze su donne e bambiniVenerdì 23 febbraio 2018 a Lucca una conferenza stampa di DiRe denuncia il drammatico impatto delle diagnosi di PAS, Sindrome di alienazione parentale, nei casi di donne che ricorrono alla giustizia dopo aver subito atti violenti dai loro partner.

Nello stesso giorno il Tribunale di Lucca decide il destino di un bambino di 9 anni che, in base a un provvedimento già assunto dal medesimo Tribunale, rischia di essere allontanato dalla madre, ritenuta "impeditiva" della relazione del minore con il padre. Ma troppo spesso i tribunali tendono a confondere la violenza con il conflitto di coppia: cioè una condizione che presuppone un rapporto alla pari, che non esiste quando c'è violenza maschile contro la donna. In questi casi è vietata anche la conciliazione o mediazione, le quali, invece, vengono spesso imposte dal servizio sociale (o da altre professionalità che intervengono in ambito giudiziario, nella forma di consulenze tecniche d'ufficio o CTU), proprio perché non viene tenuta in considerazione la violenza subita da una donna
Anche quella di Lucca è una vicenda paradigmatica di un diffuso comportamento giudiziario, che lede gravemente i diritti delle donne, ha un impatto drammatico sul benessere e la sicurezza dei minori e contrasta con la Convenzione di Istanbul. Questa prevede espressamente, infatti, che nello stabilire i diritti di visita o di custodia dei figli non vengano compromessi "i diritti e la sicurezza della vittima o dei bambini". 
Sono molteplici gli studi scientifici, anche internazionali, che dimostrano non solo la contraddittorietà di un obbligo di mediazione, ma anche quanto sia pericoloso in caso di violenza intrafamiliare, perché non si tiene conto del fatto che i bambini che hanno assistito ai maltrattamenti del proprio padre sulla propria madre rifiutano di vedere il genitore maltrattante perché hanno paura. Dobbiamo ricordare il caso terribile di Federico Barakat per dimostrare quanto spesso abbiamo ragione ad averneI bambini vanno ascoltati. In questi casi, invece, non si riconosce il trauma dei bambini e delle bambine ma si colpevolizza la madre - peraltro vittima di violenza - e la si ritiene responsabile di comportamenti definiti come atti di alienazione parentale; il tutto in un quadro informativo che è di grande confusione.
È quanto è successo anche nel caso in esame al Tribunale di Lucca. 
Di tutto questo parleranno all'Hotel San Luca Palace (Via S. Paolino 103, h. 11): l'avvocata Manuela Ulivi (Casa delle donne maltrattate di Milano), Nadia Somma (Associazione Demetra donne in aiuto, Lugo), e Giovanna Zitiello (presidente Associazione Casa della Donna di Pisa).