domenica 3 marzo 2019

Staje' mmano all'Arte. Arte come umanizzazione dell'educazione e della cura

Napoli 23-24 Marzo 2019: “Staje 'mmano all'arte”, stai in mano all’Arte.

Mai nome fu più indicato per questo Convegno che porta in sé tutta la visione del nuovo Direttivo (subentrato con le elezioni del 2018) a guida Ottone, di APID: Associazione Professionale Italiana DanzaMovimentoTerapia (nella foto sotto: Simonetta Ottone).

Grandi sono le scommesse, controcorrenti rispetto ai tempi, che propone APID: Arte come umanizzazione dell’educazione e della cura, laddove la sommatoria di saperi tecnico – scientifici non è mai assimilabile a quel “Tutto”, che la persona è.

Il corpo e il movimento, in una prospettiva antropologica, nelle diverse culture; la cura nei processi educativi e formativi; la relazione di genere, sono i punti cardini dell’appuntamento.
L’approccio pedagogico, psicologico ed artistico, in ambito educativo, clinico, socio – culturale, saranno gli argomenti centrali che verranno trattati dal nuovo Comitato Scientifico APID, che vanta nomi quali Rossana Becarelli, Magda Di Rienzo, Massimo Fiorucci, Maria D’Ambrosio.
Un Comitato anch’esso controcorrente, poiché basato su approcci “non convenzionali”, ma supportati da evidenze scientifiche, studi ed esperienze di altissimo profilo, in ambito sanitario, universitario e di ricerca.
Un Comitato, per la maggioranza al femminile, che  inserisce a pieno titolo la manifestazione tutta nel  “Marzo Donna” della Città Metropolitana di Napoli, con lo scopo di rappresentare un momento di formazione permanente per i soci APID ma anche di scambio interdisciplinare e di apertura alla comunità ed alla cittadinanza.
La collaborazione con la Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Napoli sottolinea, una volta in più, la capacità di APID di essere presente su tutto il territorio nazionale, partendo dal sud e risalendo in lungo e in largo la penisola, promuovendo, supervisionando e monitorando una professione, quella della DanzaMovimentoTerapia (ai sensi di L. 4/13), che richiede molta formazione e aggiornamento permanente.
La qualità e l’originalità della proposta formativa è costituita non solo dal livello degli interventi dei quattro membri del neo Comitato Scientifico APID al completo, ma anche da Worshops, Posters e confronti in varie forme da parte delle/i socie/i APID, riunit* in Sezioni Locali e Gruppi di Studio, in numero sempre crescente in ogni zona d’Italia.

Il fine settimana a Napoli vedrà anche APID riunirsi nell’Assemblea annuale e confrontarsi in ogni suo organo. Altre info > QUI.

martedì 12 febbraio 2019

Le Donne che somministrano Terapia attraverso l'Arte

di Simonetta Ottone • Le ArtiTerapie (la DanzaMovimentoTerapia, la Musicoterapia, l'Arteterapia…) sono professioni altamente qualificate che vengono applicate da tantissimi anni in contesti istituzionali e non, pubblici e privati, anche in ambito clinico (prevenzione e  riabilitazione), socio-educativo, oltre che educativo, rivolto alla salute, al benessere, alla qualità della vita della Persona.
Un settore in cui lavorano tantissime donne (la maggioranza!). Queste si trovano spesso in condizioni contrattuali estremamente fragili e discontinue; tuttavia, le persone e le istituzioni utilizzano largamente questo tipo di terapie, in sostegno e in supporto ad altre terapie, spesso di natura medica, all'interno di progetti terapeutici ufficialmente riconosciuti.

Siamo le terapeute che entrano ovunque, e svolgono un prezioso presidio di accessibilità alla salute in situazioni territoriali e domiciliari. Lavoriamo nei nostri studi, ma soprattutto in ospedali, Centri diurni, Comunità, Case Famiglia, Hospice,  Scuole, Consultori… ricevendo ogni giorno conferma dell'importanza del nostro lavoro sul campo, evidenziato da ricerche scientifiche a livello nazionale e internazionale.
In altri paesi le nostre figure hanno piena dignità e visibilità, accanto a figure mediche, nella piena armonizzazione del  progetto sanitario promosso e sostenuto dalle Istituzioni deputate alla salute del Cittadino nelle varie realtà nazionali.
Il nostro risulta essere un Alto Profilo professionale, secondo gli standard europei.
Per tutte queste ragioni, chiediamo di supportarci nella richiesta di applicazione dell'art. 5, iniziativa dal mondo delle terapie psicocorporee ad indirizzo artistico (danzaterapia, musicoterapia, etc) della Legge 3 del 2018.

Da più di un ventennio anche nel nostro paese si sono sviluppate attività di ricerca applicata nell'ambito educativo, riabilitativo e terapeutico (ad esempio le terapie psicocorporee ad indirizzo artistico e non solo), attività che già operano nel sistema sanitario e per le quali è stata approvata una normativa ad hoc attraverso l'art. 5 della legge 11 gennaio 2018, n. 3, “Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonchè disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute", normativa che istituisce un canale di candidatura per le nuove professioni del settore.

La collocazione di queste discipline nel settore sociosanitario risponde alla sempre più diffusa e radicata visione del benessere e della salute come doveri sociali, sia della collettività nei confronti del singolo sia del singolo verso la collettività.
A fronte di un ritardo nel percorso attuativo della norma per la candidatura sociosanitaria di tali attività riguardante molti operatori, il Gruppo Promotore Interdisciplinare sollecita  “l'applicazione dell'art. 5 della legge 3 dell'11 gennaio 2018 riguardante l'attivazione dell'area sociosanitaria, con specificazione delle modalità di candidatura per le nuove professioni”.
Roma, 19-1-2019
per il Gruppo Promotore Interdisciplinare: 
Dott.ssa Mila Sanna, Psicologa e Psicoterapeuta
Danzaterapeuta Simonetta Ottone
Musicoterapista Rolando Proietti Mancini

mercoledì 30 gennaio 2019

One Billion Rising Livorno a Casa Julka

Anche quest’anno #1BillionRising fa sentire la propria voce contro ogni forma di abuso e violenza maschile su donne e bambine. Saremo in tantissime città del mondo per difendere e pretendere la libertà delle donne, e manifestare contro la violenza con ogni forma di arte: danza, musica, lettura, canto, teatro, incontri...

OBR è il più grande evento mondiale contro la violenza di genere, coinvolge 200 paesi del pianeta, mobilitando un miliardo di persone unite nell’affermare una cultura del rispetto e della solidarietà.  
One Billion Rising Livorno, nel “quartier generale” di Casa Julka, è in pieno fermento: dopo le svariate attività intorno alla Scrittura delle Donne, e dopo mesi in cui la Casa è aperta in orario esteso anche durante la settimana per attività volte alla Salute ed al Benessere delle Persone, ecco che giungiamo ad appuntamenti di particolare rilievo. 

Dopo anni di lavoro a contatto con donne portatrici anche di storie di violenza, DanzArte organizza “Gesti e Parole” Workshop teorico pratico di DanzaMovimentoTerapia, che mette al centro il comportamento maltrattante, attraverso la distruzione, la negazione o l’omissione di un linguaggio volto al rispetto dell’altr*. 

In che modo il corpo può essere utilizzato come ponte tra sé e l’altro per definire, oltre che l’esperienza del contatto, anche il concetto di limite e di definizione dei confini? Su quali canali verbali e non verbali si fondano le dinamiche del rispetto e dell’assertività?
Workshop in via Ricasoli 103, Livorno; Centro Studi DanzArte:
9 febbraio 2019 dalle h. 11 alle h. 21
10 febbraio 2019 dalle h. 10 alle h. 17
per info e contatti: casajulka@gmail.com

La Formazione è riconosciuta APID e sarà tenuto da  Simonetta Ottone, Danzamovimentoterapeuta e Presidente APID da lungo tempo impegnata nello studio della relazione di genere, e da Giacomo Grifoni, Psicologo, Psicoterapeuta, Socio fondatore del Centro Ascolto Maltrattanti di Firenze, esperto di tematiche inerenti la prevenzione e il contrasto della Violenza di Genere.
La Giornata si concluderà con la presentazione di “I Signori del Silenzio”, ultimo romanzo di Giacomo Grifoni (Lilit Books). Durante la serata saranno letti testi, oltre che di Giacomo Grifoni, anche di Eve Ensler e di Anna Maria Bernieri, Scrittrice e Poeta impegnata nei diritti delle donne, recentemente scomparsa, cui dedichiamo questa iniziativa.
“C’è un prezzo da pagare per raggiungere Eram.
C’è qualcosa di scuro che preme e vuole trovare la voce”.
G.G.

mercoledì 16 gennaio 2019

Psicologia, Scrittura, Contrasto alla Violenza sulle Donne. Intervista a Giacomo Grifoni

di Simonetta Ottone • Ho conosciuto Giacomo Grifoni nell'ambito del Convegno APID 2018, incentrato sul tema della Violenza, che caldeggiai personalmente nel Consiglio Direttivo di cui facevo parte.

Mi colpì la semplicità in cui, da uomo e professionista, trattava tematiche complesse con la naturalezza di chi è abituato ad analizzare le relazioni in un’ottica di genere, nelle asimmetrie di potere tra donne e uomini. Argomenti spesso appannaggio delle donne che lavorano per i diritti delle donne. Trovai straordinariamente potente la sua testimonianza a stretto contatto con “l’altra parte del cielo”: quella parte che ha grande difficoltà a parlare ed a trattare le dinamiche culturali del comportamento abusante di cui spesso si rende protagonista. In questa riflessione, infatti, gli uomini comuni sembrano i grandi assenti, come se la cosa di cui sono causa nemmeno li riguardasse, e il mondo della psicologia e della psicanalisi sembra a volte più centrato sulla persona che sul fenomeno. 
Giacomo tratta l’argomento in modo circostanziato e diretto, senza nascondersi dietro a inutili paroloni ad effetto, senza vanità o complessi di superiorità rispetto a chi lo ascolta. I rimandi teorici sono sempre inquadrati in risvolti applicativi, al di fuori da intellettualismi speculativi.
Come capita a me, nella mia attività professionale, utilizza la scrittura come mezzo di elaborazione e di sensibilizzazione culturale; scrive saggi, ma anche romanzi incentrati sul tema, rendendo possibile la diffusione di storie belle e necessarie. Brevi note su Giacomo Grifoni
Psicologo psicoterapeuta, socio fondatore Centro Ascolto Uomini Maltrattanti di Firenze, scrittore. Autore del saggio L’uomo maltrattante. Dall’accoglienza all’intervento con l’autore di violenza domestica, Franco Angeli 2016. Autore dei due romanzi La casa dalle nuvole dentro, Amicolibro 2017; I Signori del Silenzio, Lilit books 2018.

Di seguito le domande che ho pensato di porgli per Politica Femminile.
1 - Giacomo, da dove nasce la tua esperienza?  
Sono psicologo e da qualche anno scrivo narrativa. In realtà scrittore lo sono sempre stato, ma in gran segreto e con una specie di freno che mi ha a lungo impedito di uscire allo scoperto. Come per la produzione di tutte le opere artistiche, anche la pubblicazione di narrativa ha bisogno di un grande coraggio, che consiste nell’esposizione di un puro prodotto della propria fantasia. Più che la paura dell’insuccesso o della critica, c’è in gioco, credo, il sentimento della vergogna, che non puoi gestire se non hai raggiunto un certo equilibrio interno e non sei venuto a patti con le tue paure e i tuoi narcisismi.

Cosa ti lascia l’esperienza di socio fondatore del Centro Ascolto Uomini Maltrattanti? 
Ha significato e significa molto, non solo dal punto di vista professionale. Mi ha aiutato a riconoscere meccanismi e fenomeni di cui non ero per niente consapevole, fuori e dentro di me. Incontrare la violenza significa rivisitare un universo di stereotipi e rivedere la propria vita attraverso quella lente di ingrandimento. Dal punto di vista personale, l’esperienza al Centro mi ha sicuramente indicato un nuovo modello maschile tramite il quale esprimere aspetti intimi della mia creatività ed uscire così dalla logica della performance e dell’investimento di energie esclusivamente sulla parte “cognitiva”. Per me scrivere vuol dire generare creature simboliche, innanzitutto. Se poi queste creature cresceranno nel mondo in cui le ho partorite, non dipende solo da me.  
Chi sono le persone che hanno ispirato il tuo percorso? 
Il mio professore di filosofia al Liceo molti anni fa, che non smetterò mai di ringraziare. Alcuni incontri accademici felici, che mi hanno sollecitato ad andare in the deep, come dice Riccardo, uno dei personaggi del mio ultimo romanzo, suggerendomi che per imparare la psicologia dovevo leggere romanzi e guardare film oltre che studiare i manuali. Pochi amici cari, mia moglie Cristina e i miei figli Davide e Gabriele. Una menzione speciale merita mio fratello Francesco, attore, che ha curato in modo straordinario i booktrailer dei miei due romanzi La casa dalle nuvole dentro (ed Amicolibro) e I Signori del Silenzio (ed Lilitbooks) e con cui è iniziata una vera e propria collaborazione, con la finalità di creare un’unione tra letteratura e immagine. 

Riteniamo che questa sintesi sia molto feconda e portatrice di messaggi universali attraverso l’uso di differenti linguaggi e apra prospettive interessanti in termini di prevenzione e sensibilizzazione culturale su temi difficili come ad esempio la violenza. Questa esperienza è maturata e ci ha portato a vincere con il booktrailer I Signori del Silenzio il primo premio dell’edizione Booktrailer Premium 2018, Cinemaelibri on the road. Una grande soddisfazione che ci spinge a proseguire su questa strada. Continuando a rispondere alla tua domanda, imparo moltissimo ogni giorno da chi crede nel potere della fantasia. Da chi non si imbarazza nel dare voce a un proprio talento. Sono affascinato dai personaggi che sanno contaminare con un linguaggio affettivo il proprio lavoro, qualsiasi esso sia. Dall’oste creativo al poeta di strada. Dal salumiere al falegname artistico. Sono persone che spesso trasporto in molti passaggi di ciò che scrivo, con un ruolo minore ma molto romantico e appassionato. Ne sono attratto come una calamita e ritengo siano portatrici di una cultura verace e genuina. Amo stare in mezzo a loro mentre invece ho un po’ più difficoltà a frequentare contesti diciamo così, più “correct”. 

Cosa ritieni necessario per una generale evoluzione della relazione di genere? Come mai gli uomini spesso non hanno la stessa spinta emancipativa delle donne nelle relazioni e nel rapporto con la società? 
Domanda complessa. Vado con qualche idea a ruota libera. Abbiamo bisogno di formazione. Educazione al bello. Occasioni di ritrovo innovative. Laboratori. Ma in generale, di un ripensamento globale delle impalcature formali e informali della nostra società. Il maltrattamento a mio avviso è un effetto di molte questioni condensate in una. Il permanere di una mentalità patriarcale ma non solo. L’asfissia dei codici culturali a disposizione, per lo più binari, fondati sul “sei dentro” o “sei fuori”, anche in luoghi che dovrebbero generare apertura e capacità di restare in dialogo nell’incertezza. Permettimi a questo proposito una riflessione generale. Credo che viviamo nell’epoca della paura dell’altro in tutte le sue forme e la paura è spesso alla base della violenza. Quindi siamo tutti esposti al rischio di agirla o subirla. Riteniamo di aver fatto molti passi in avanti in termini di solidarietà e incontro tra le differenze. Se questo è vero in certi settori, in molti altri casi, soprattutto quando tocchiamo temi caldi dal punto di vista sociale o complessi come quelli dell’educazione o della violenza stessa, la cronaca ci dice che le cose non stanno esattamente così. La crisi economica dell’ultimo decennio è, se vuoi, solo un lato della faccenda. La crisi ci ha esposti al vero problema che premeva sotto, che è l’ignoranza affettiva. Le nostre risposte sono state molteplici ma molto caotiche. Al momento attuale, dietro all’apparente consapevolezza della necessità di una svolta, percepisco ovunque arroccamenti, anche molto mascherati. Tutti diciamo che dobbiamo cambiare, ma non ci troviamo d’accordo su come. Ciascuno ha la propria ricetta per la felicità o la spiegazione della causa per cui si è infelici. Il risultato è una difesa a priori dei propri “diritti contro” e non dei propri “diritti insieme”. Litighiamo subito, facendo così danni molto più grandi del problema che cerchiamo di risolvere. Tornando alla tua domanda, credo che noi uomini partecipiamo a questa eclissi generale di senso e di condivisione di un obiettivo comune quanto e come le donne, ma con una fatica in più. Quella di avere una forte disabitudine a trattare i sentimenti. La violenza è la punta dell’iceberg. Sotto ci può stare di tutto. Disorientamento, perplessità, fragilità personali. Dovremmo creare movimenti molteplici di gestione al maschile dei sentimenti, che sono altra cosa rispetto alle emozioni. Accompagnare gli uomini nel capire che senza la violenza anche loro possono stare meglio e sono più liberi. 

Cos'è per te la Scrittura?  
Molte cose insieme. Uno sfogo. Una necessità. Un esperimento. Un vero e proprio lavoro. Un test per capire chi mi vuole bene. Credo che un romanzo sia una produzione artistica scomoda. Molte persone che incontro non sanno bene come interpretarla. È il tuo hobby preferito? Il tuo nuovo passatempo? Un gioco? Affatto. Non si passa il tempo libero scrivendo. Proprio il contrario. La scrittura va alla continua ricerca del tempo. Penso che in Italia soprattutto ci sia difficoltà a percepire lo sforzo che sta dietro alla costruzione della narrativa di un certo tipo, e indipendentemente dal giudizio positivo o negativo su un’opera, l’impegno degli scrittori dovrebbe essere maggiormente riconosciuto, in tutta la filiera che segue la pubblicazione di un testo. 

Quali sono le autrici e gli autori che hanno lasciato il segno? 
Sono stato un lettore prolifico e disordinato. Ho letto molto, soprattutto in passato. Spesso sul mio comodino ho tenuto aperti quattro, cinque romanzi contemporaneamente. Molti non li ho finiti, ma sono lo stesso legato a loro. Mi hanno dato comunque qualcosa. Credo nella lettura episodica, puntiforme. Ad esempio, quella che consiste nell’aprire a caso un romanzo e leggerne mezza pagina. Una lettura non diacronica a volte stimola il cervello destro, aiuta a farse sintesi e ad associare di più.  Riguardo agli autori che hanno lasciato il segno, la lista è infinita. Dai grandi classici russi e francesi a Saramago. Tra gli ultimi cito Lispector, Bunker, DeLillo e McCarty. I romanzi gotici. Pavese. La letteratura horror americana. Un posto particolare occupa la musica, di cui sono anche modesto compositore, ma qui il discorso è molto più indietro rispetto alla narrativa. Chissà un giorno… Sono un fan accanito dei Cure e di tutto il movimento della new wave, per la carica rivoluzionaria che ha avuto negli anni ottanta rispetto al modo di fare musica. Ultimamente non riesco più di tanto a leggere, forse perché ascolto tante storie nel mio lavoro. L’ascolto, quello clinico intendo, a mio avviso attiva canali simili a quelli della lettura. Bisogna creare ponti, connessioni, rielaborazioni continue della trama di una vita.  

L’ultimo tuo romanzo I Signori del Silenzio sembra avere una tensione costante tra la memoria, le persone, il mondo desiderato e quello che ci ritroviamo davanti. Ce ne puoi parlare? 
I Signori del Silenzio nasce come figlio di La casa dalle nuvole dentro, che raccontava la storia di un uomo violento con la moglie e del suo percorso di cambiamento. Lo sforzo che ho fatto è quello di affrontare alcune tematiche come il malessere giovanile e le problematiche familiari e sociali connesse alla violenza attraverso una prospettiva più corale. Ne I Signori del Silenzio parlo delle trappole del silenzio e della negazione che attanaglia molte famiglie. Mi rivolgo al mondo dei giovani e al tentativo adolescenziale di comunicarci qualcosa in un codice che spesso non riusciamo o non vogliamo cogliere. Credo di aver prodotto un lavoro a più stili, sperimentale. Ci sono testi e sottotesti che si incrociano e da un punto di vista della costruzione è stato molto stimolante comporlo. Sono partito dall’idea di far scrivere al protagonista Martino, un ragazzo di sedici anni, un racconto ambientato in un mondo distopico dove i Signori un giorno stabiliscono che non si può più parlare e la gente va sottoterra per farlo. Entrando nella sua famiglia sbilenca, e seguendo le paure dei suoi genitori, forse si riuscirà a capire qualcosa di più del perché si è messo in testa di scrivere questo racconto. Probabilmente I Signori del Silenzio è un’opera più pessimista del primo romanzo, anche se credo che il mondo desiderato, come tu dici, faccia capolino lo stesso e possa diventare qualcosa di più che una semplice utopia.
Prossimi appuntamenti? 
La scrittura del terzo romanzo! Spero alcune nuove presentazioni, anche se sai, quando pubblico un libro è come se subito dopo me ne disinteressassi. Lascio fare a lui. Ovvio che gioisca per i suoi meriti e soffra per le critiche che riceve e rimanga male per l’indifferenza con cui viene accolto, ma ho una grossa resistenza a parlarne, almeno nei termini convenzionali del concetto di “presentazione”. Vorrei lo facessero gli altri, quello sì. Se vuoi far restare male uno scrittore, non devi tanto dire “brutto” a ciò che produce; piuttosto, evita accuratamente l’argomento quando sei con lui, e farai centro. Nel 2019 poi ho in ponte diverse partecipazioni a convegni e ad esperienze formative interessanti come ad esempio quella che faremo insieme a Livorno il nove febbraio, rivolta a danzaterapeute in formazione e finalizzata a riflettere sul “linguaggio del rispetto” attraverso un’ottica integrata e una metodologia innovativa. Nel corso della serata seguirà, sempre a Livorno, la presentazione de I Signori del Silenzio. Mi immagino sarà una giornata faticosa ma molto arricchente. Penso, in conclusione, che arte e scienza debbano fondersi e creare un nuovo linguaggio. L’educazione sentimentale ha bisogno di canali non saturi e credo che le vere alternative alla violenza si trasmettano attraverso proprio una sperimentazione intelligente, non ingenua, e creativa. Appena hai un appuntamento dove pensi sia possibile occuparsi di questo, chiamami e cercherò di essere presente!

Giacomo Grifoni sarà a Livorno (Centro DanzArte,Via Ricasoli 103, promosso da Associazione Compagnia DanzArte) il 9 e 10 febbraio 2019 per “Gesti e Parole. Apprendere e trasmettere il linguaggio del rispetto". Workshop riconosciuto Formazione Permanente APID, in co-docenza con Simonetta Ottone. Inoltre, sempre a Livorno, Sabato 9 febbraio 2019 ci sarà anche la presentazione de “I Signori del Silenzio” (LilitBooks) di Giacomo Grifoni, moderato da Simonetta Ottone. Iniziativa nell'ambito di One Billion Rising 2019, Movimento V – DAY.

sabato 21 luglio 2018

Consiglio Superiore della Magistratura #tuttimaschi: lettera al presidente Mattarella

Dopo una lunghissima storia di esclusioni basate sulle motivazioni più risibili, dal 1996 le donne hanno cominciato a crescere costantemente in Magistratura, sbaragliando i colleghi maschi nei concorsi, fino a raggiungere una maggioranza più o meno stabile (che nel 2013 è giunta addirittura al 63%!). Questo nonostante ostacoli quali molestie e intimidazioni (e contro le concorsiste addirittura da parte delle stesse forze dell’ordine), che sono vere proprie violenze, mai registrate nei confronti degli uomini.
E benché siano in altissima presenza numerica, ai vertici le donne non hanno mai attinto nemmeno al 20%; la loro esclusione dal Consiglio Superiore della Magistratura è ancora più eclatante: le presenze femminili oscillavano dal 4% all’8%, e poi dall'8 al 16% (arrivando a quattro). Quest'anno il segnale di regresso non giunge tanto dal numero complessivo delle donne elette (che restano la solita minoranza), ma dal preciso segnale politico inviato dall'attuale aula parlamentare, in cui pure le donne numericamente non mancano; ma a quanto pare non vi ha voce nessuna spinta paritaria. il lumicino delle battaglie per la parità si è spento: a proposito di cambiamento potremo vantare anche questo traguardo. Fra gli eletti dai parlamentari per il CSM si contano  zero donne, è #tuttimaschi.  
Eppure i dati (facciamo qui riferimento a quelli disponibili dal 2007 al 2013) dicono che le donne sotto procedimento disciplinare sono di gran lunga meno degli uomini (30% contro il primato maschile del 70%). Anche sui tempi di deposito delle sentenze le magistrate sono in netto vantaggio sui colleghi maschi, in quanto i loro ritardi sono di molto inferiori. Di molto inferiore, rispetto ai maschi, è infine anche il numero di magistrate con incarichi universitari incompatibili con la mole di lavoro che devono già svolgere; e che come tali andrebbero banditi. 
D’altro lato si devono proprio alle donne diverse sentenze che costituiscono un progresso nei diritti per tutti; elemento che, anziché essere loro riconosciuto come positivo, è (ovviamente) fra le prime ragioni della loro esclusione
Vi ricordate di Gabriella Luccioli? Magistrata di prim’ordine, dall'indiscusso profilo professionale, anche superiore ai concorrenti maschi, in Cassazione dal 1988 e candidata nel 2013 alla carica di Primo Presidente di Cassazione, aveva tutti i titoli per essere eletta e per rompere la paradossale regola dei soli maschi dove si decide. 
Ma le fu fatale (questa fu precisamente la motivazione!) proprio l’aver sancito il progresso di diritti che danno fastidio alle forze più retrive: dalla sentenza Englaro  a quella che apri alle adozione da parte di coppie gay, a quella in difesa dei bambini contesi
L’assenza di meccanismi che mettano fine a questi soprusi viola gli art. 3 e 51 della Costituzione; e i diritti delle donne (e non parliamo di quelli dei bambini), sono quelli della maggioranza della popolazione, come possono venire rispettati se ai vertici il criterio di giudizio è solo maschile?
Il CSM è l’organo di auto-governo che decide su nomine dei giudici, promozioni, trasferimenti, sanzioni; un punto nevralgico da cui le donne si vedono, oggi, ancora più espulse. Per questo la lettera di ADMI al Presidente della Repubblica giunge quanto mai opportuna, e invitiamo tutte le donne a sostenerla e a darle la massima diffusione.






Come giustamente scrive oggi Antonio Rotelli per il Manifesto: 
chi sceglie i magistrati a cui affidare gli incarichi direttivi? Il Consiglio superiore della magistratura! Non mi pare possa negarsi che la composizione di genere abbia un impatto a mio avviso determinante su queste scelte. È la storia del potere (maschile) che tende a conservarsi e rigenerarsi. La stessa cosa vale per gli uffici a giurisdizione o di competenza nazionale, dove le donne sono solo il 33% (tutti i dati dell'Ufficio statistico del Csm aggiornati a luglio del 2017). 

Il Parlamento aveva il dovere di scegliere alcune tra le tantissime professioniste che hanno i requisiti per diventare componenti del Csm. 
Anche in questo caso, i numeri fanno la differenza: le avvocate italiane, anche se di poco, sono più numerose dei colleghi maschi, mentre nel mondo accademico sono donne il 52% dei dottori di ricerca, il 48% dei ricercatori, il 37% dei professori associati, il 22% degli ordinari (dati al 31 dicembre 2016). Il basso numero delle ordinarie è l'emblema del potere maschile, che nelle università si conserva con grande maestria. 
Ma proprio per questo, in quel 22% andavano scelte quelle giuriste - e ce ne sono tante - che molto lustro avrebbero potuto dare al Csm. 

Eppure. Il Parlamento sotto questo governo del cambiamento ha cambiato: in peggio.



sabato 7 luglio 2018

Pisa: la cultura a uno stalker? lo stalker alla cultura? la cultura dello stalking? Basta, non scherziamo per favore

Il condannato per stalking Andrea Buscemi come assessore alla cultura? NO. 
Vogliamo le dimissioni. Firmiamo e chiediamo di firmare questa petizione per chiedere le dimissioni.


Ma in base a quale criterio può essere stato scelto, e quale “cultura” potrà incoraggiare o far fiorire un uomo riconosciuto colpevole del reato di stalking? La sentenza riporta i fatti che hanno portato alla condanna definitiva: un quadro di violenze protratte per oltre 15 anni, fisiche e morali, contro più vittime; pedinamenti, continue telefonate, ricatti, minacce e pressioni, dimostrate con abbondanza di prove testimoniali e documentali. Contro più di una donna e contro i testimoni, tanto che a carico del condannato sono state emesse anche misure cautelari di divieto di avvicinamento: “l’imputato nel corso del procedimento penale si è reso responsabile di condotte di minaccia ai danni di due testi per indurle a non testimoniare, a seguito delle quali il giudice per le indagini preliminari ha emesso un divieto di avvicinamento alle predette testi in relazione ai reati di cui agli articoli 377 e 610 del codice penale” (testuale dalla sentenza d'appello).
Davvero un simile personaggio, dal 2009 oggetto di denunce da cui si è difeso solo con menzogne, cercando di trascinare le vittime in un fango ancora più profondo, può pensare di cavarsela gridando alla persecuzione politica? millantando stupidaggini tipo : stiamo lavorando per il bene della città ed è normale che accadano cose come questa, accuse strumentali quando inizi a toccare certi interessi??
Davvero Michele Conti, l'attuale Sindaco leghista, vuole affidare l’Assessorato alla Cultura di Pisa a un personaggio simile? affidare a uno stalker condannato la cultura di una città prestigiosa, che dalla storia remota ha sempre avuto (e ha tuttora) visibilità e respiro internazionale? 
Non possiamo crederci; ma, soprattutto, non crediamo davvero che i cittadini e le cittadine di Pisa (per oltre la metà donne) possano accettare dei pregiudicati per atti odiosi in qualunque ruolo istituzionale.
Certo nessuna di noi, donne che conosciamo l'impatto e le conseguenze di certi reati, può. Quindi diciamo NO. Chiediamo le dimissioni.

sabato 30 giugno 2018

Di chi è il mio corpo? Altradimora. Officina dei Saperi Femministi.

di Simonetta Ottone • Mai nome fu più azzeccato per descrivere questo luogo che ha dato vita a “Salute, Medicina, Benessere, Cura tra autodeterminazione, diritti e doveri”, Seminario svoltosi a Altradimora, Caranzano, dal 22 al 24 Giugno.

Monica Lanfranco, Creatrice e Custode di questa dimora davvero altra, dopo averci accolto con una cena a base di verdure e  dolcezza, è arrivata dritta al punto: Il corpo indocile, omaggio video a questi 10 anni al servizio delle donne, per e con le donne. E qualche uomo, deliziato e coccolato, circondato da un crogiuolo di talenti e personalità femminili che danno vita a pensieri, azioni, emozioni, programmi così originali e coraggiosi, che diventa impossibile capire perché la dirigenza del paese Italia si ostini ancora a fare a meno della presenza pubblica di queste intelligenze calde e competenti. Le immagini della morte di Welby si incrociano con quelle sulla nascita dolce di alcuni bambini in acqua, di intere famiglie in piscina accanto alla madre, di fratellini che prendono appena uscite dal ventre le sorelline e le portano in superficie; vita e morte, nascere, morire e forse rinascere ancora attraverso la dignità: siamo tutte lì, in silenzio, inondate dall’emozione,  a sentirci finalmente nel posto giusto, alleviando quel senso di perdita e di isolamento che, altrove, questi 10 anni hanno portato con sé.
Anni in cui, tra le altre cose non proprio banali, non c’è più neanche la certezza sul senso proprietario del proprio corpo, delegato per cause di forza sempre maggiori di noi stesse, il medico, la famiglia, la performance, le relazioni.
Monica continua la sua presentazione: “il corpo pensante oggi è a rischio, non è chiaro come lascìto generazionale. Il conflitto che io porto chiaramente permette di costruire una visione, migliore della mia e della tua. Il concetto di Libertà non esiste se non insieme a quello di Responsabilità, lo scorporo di queste due cose così intimamente collegate, leva quel polmone politico tanto necessario. Oggi la tecnologia potenzia l’individualità al di fuori della massa: non ci sono più popoli, branchi, c’è solo uno sciame virtuale, nuova forma di umanità – disumana cui stiamo andando incontro”.
Erminia Emprim, ex deputata, parla del rapporto tra donne, medicina e salute mentale, sottolineando che la presenza maschile, tuttora, nella dirigenza sanitaria, ostacola il tentativo delle donne di modificare le istituzioni esistenti, contribuendo a rinnovarle di senso. Ma la soggettività critica delle donne disturba, minaccia l’onnipotenza delle istituzioni concepite dal patriarcato e ne decreta la loro incolmabile lontananza dalla vita delle persone e dal loro bisogno di sentirsi accolte.
Riposizionarci dentro le istituzioni già in essere è quanto mai urgente oggi; riflettere sul rapporto donna e legge, riattualizzare quel dibattito tra il Corpo e la Legge.
Monica riporta l’intento di questo nostro incontro: riportare il Corpo nella Politica.
Laura Cima (ex deputata e Presidente Gruppo Parlamentare Verde) tira le somme e afferma che l’ecofemminismo ha vinto, perché mette al centro gli ecosistemi, la sostenibilità, il collettivo, la dignità.
Dice anche che le ultime generazioni, che sembrano indifferenti a un impegno civico e collettivo, sono uscite da donne (le madri) e sono state messe nelle mani di altre donne (le insegnanti) e che qualcosa di importante non ha funzionato, siamo state sconfitte in questo.

Di quale politica c’è bisogno? Rossana Becarelli, antropologa e dirigente sanitaria, ci pone questa domanda e ci porta nell’archetipo della donna esistente, nell’archeoantropologia che afferma il corpo della donna come mitico, che dispensa nella sua potenza nascita e morte, che ha nelle sue mani tutti i miti di fecondazione, la ciclicità della vita e della morte; e il piacere sessuale: luogo di esplorazione tra l’infinitamente basso e l’infinitamente alto. E parla di società matriarcali che non hanno lo stesso potere distruttivo del patriarcato: il valore generativo delle donne viene ad essere soggiogato dal potere maschile che mira al controllo del piacere sessuale, e lo porta all’atto violento per de-radicare un intero genere e i suoi antichi poteri tradizionali (farmacopea). Nella medicina moderna siamo tornati a collegare la cura con l’Arte, l’unica che distoglie dal funzionalismo che caratterizza la medicina, che risponde a livello intracellulare biologico di esseri viventi, che tutti rispondono allo stimolo ritmico – armonico.
Grazia Francescato (ex deputata, Presidente WWF Italia, leader dei Verdi) dichiara che il corpo che le sta più a cuore è quello di madre terra. Auspica una sapienza profonda degli archetipi, che possono aiutarci a rispondere ai segni malati del potere, con il potere dei segni.
Non stiamo vivendo un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca. Svariati i fattori da tenere presenti, primo tra tutti la complessità.
L’ecologia insegna che ogni cosa è collegata all’altra; la velocità, mai conosciuta prima ai livelli attuali, fa diventare tutto vecchio subito, si dimentica, è arduo costruire un progetto politico, investire su polis. Va curata una visione del mondo: laddove non c’è più corpo intermedio (sindacati, partiti…), si assiste alla fine della leadership ufficiale, perché nessuno sa più “guidare verso”.
Un’epoca che finisce richiede di trovare nuovi strumenti, per contenere l’involuzione (come il ritorno in politica e non solo del maschio alfa). I problemi sono diventati ingovernabili e sconosciuti, e la fine della leadership fa sì che siamo chiamati noi a diventare leader, facendo opposizione all’ipersemplificazione e alla rimozione tanto adottate da una classe dirigente  vecchia.
Il XXI secolo sarà femminile o non sarà.

Nella conversione ecologica e sociale la Dea Cura, considerata Dea minore, sarà colei che alimenterà nuove forme di vita, manutenzioni possibili e semplici, laddove la semplicità è il punto di arrivo della perfezione. Più veloce del degrado della natura è il degrado dell’essere umano: la Dea Cura sarà colei che ci porterà ad una presa di responsabilità individuale e collettiva, con cervello, ma anche amore.
La grande truffa è stata quella di aver convinto la gente dell’ onnipotenza dell’individuo, che è una falsa onnipotenza: deve prevalere la costruzione del noi.
Tiziana Contadini riporta la sua esperienza di accompagnamento al fine vita attraverso interventi bio – naturali, pieni di generosità.
In questi giorni abbiamo potuto ascoltare la bellissima chitarra di Sara Palmisano e le parole di Valentina Cavanna, dal suo libro Petra Kelly, ripensare l'ecopacifismo, sulla figura di questa straordinaria donna e politica.
Il monologo sull'inadeguatezza, presentato da Simonetta Pozzi è stato un piacevole e riuscito momento di teatro, condensato di spunti e stimoli aperti.
La performance ginnica di Barbara Zanoni è stata d’effetto, e soprattutto il suo racconto Custode della nascita, una figura non sanitaria che sta accanto alle madri prima, durante e dopo il parto.

E se è vero che la parola è fortemente patriarcale, momenti a me molto graditi sono stati quelli con Carmen Trizio e la bioenergetica: muovermi mi aiuta a digerire meglio tutte queste riflessioni verbali, che a loro volta si ritrasformano in me in movimento, danza e parole da condividere con gli altri.
Altradimora è un luogo dove voglio tornare.